Premio Strega, ottant’anni e 79 titoli in corsa, Roma accoglie una nuova finale

Ottant’anni di Premio Strega, e un’edizione che prova a inscrivere questo traguardo in una cornice simbolica e insieme spettacolare. Saranno infatti 79 i libri di narrativa in gara nel 2026, candidati come da tradizione dagli “Amici della domenica”, mentre la serata conclusiva dell’8 luglio, per la prima volta, si terrà in Piazza del Campidoglio, aggiungendo alla ritualità del premio uno scenario di forte valore istituzionale e visivo, nel cuore di Roma.

Il numero delle opere candidate resta in linea con quello delle ultime edizioni – 81 nel 2025, 82 nel 2024, 80 nel 2023 – confermando la tenuta di un premio che continua a funzionare, al tempo stesso, come osservatorio del presente editoriale e come dispositivo di legittimazione nel campo letterario italiano. La prima tappa decisiva sarà il 1° aprile, alla Camera di Commercio di Roma, nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, quando il Comitato direttivo individuerà la dozzina finalista. A comporlo sono Pietro Abate, Giuseppe D’Avino, Valeria Della Valle, Alberto Foschini, Paolo Giordano, Dacia Maraini, Melania G. Mazzucco, Gabriele Pedullà, Stefano Petrocchi, Marino Sinibaldi e Giovanni Solimine. Da lì, il passaggio successivo porterà il premio il 3 giugno al Teatro Romano di Benevento, dove sarà selezionata la cinquina.

Già a uno sguardo preliminare, la lista dei candidati restituisce una geografia letteraria stratificata, in cui convivono nomi di consolidato prestigio, ritorni attesi, esordi e una diffusa presenza di editori medio-piccoli. Tra gli autori che circolano con maggiore insistenza nelle ipotesi di vittoria figura Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi, che ne sottolinea la natura di “romanzo nero” capace di irridere il tempo e insieme di costruire una coralità venata di comicità, in una filiazione ideale che chiama in causa Carlo Emilio Gadda.

Molto osservata anche Teresa Ciabatti con Donneregina (Mondadori), sostenuta da Roberto Saviano, in un libro che si misura con una figura emblematica dell’immaginario criminale e del potere, Giuseppe Misso, detto “’o Nasone”, trasformando il dialogo in materia narrativa e tensione morale. Tra i titoli più forti si colloca poi Matteo Nucci con Plato. Una storia d’amore (Feltrinelli), presentato da Giancarlo De Cataldo, che nella motivazione insiste sulla capacità del libro di restituire al lettore la Grecia del mito, la grandezza del teatro, la violenza della guerra e la nascita, tutt’altro che lineare, dell’idea democratica.

Accanto a questi nomi, l’edizione 2026 schiera altri autori e autrici di rilievo: Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), Leonardo Colombati con Non vi sarà più notte (Mondadori), Edith Bruck con L’amica tedesca (La nave di Teseo), Marcello Fois con L’immensa distrazione (Einaudi), Francesco Pecoraro con La fine del mondo (Ponte alle Grazie) e Mauro Covacich con Lina e il sasso (La nave di Teseo). È una costellazione che suggerisce, ancora una volta, quanto il Premio Strega resti terreno di confronto tra scritture molto diverse per tono, impianto e postura autoriale, ma accomunate dall’ambizione di occupare il centro del discorso letterario nazionale.

Non meno eloquente è la distribuzione editoriale delle candidature. La nave di Teseo guida con sei titoli, seguita da Einaudi e Mondadori con cinque ciascuna. È un dato che ribadisce il peso delle grandi e medie sigle nel meccanismo del premio, pur dentro un quadro in cui continua a farsi spazio una pluralità editoriale più ampia. In questo senso è significativa la presenza, per la prima volta, di alcune realtà minori o indipendenti: Rai Libri partecipa con Nessun grazia. Gramsci e Pertini, una storia di prigionia e resistenza di Cosimo Damiano Damato, mentre Gramma Feltrinelli presenta due titoli, tra cui La vita potente dell’esordiente Lavinia Bianca. Completano il panorama marchi come Felice Edizioni, Vanda Edizioni, Altre Voci Edizioni, Maschietto Editore, Graus Edizioni, Serradifalco Editore, Love Edizioni, Fuis Edizioni, Effigi, Giraldi Editore e Alpes Italia.

Proprio sul versante degli esordi si registra uno degli elementi più interessanti di questa lunga lista. Si fanno notare Giuliana Vitali con Nata nell’acqua sporca (Perrone), Cecilia Rita con Mantide (Nn Editore), Isabella Delle Monache con La compagna (Serradifalco Editore) e Saverio Gangemi con Calùra (Rubbettino): voci nuove che provano a ritagliarsi spazio in un contesto tradizionalmente dominato da nomi già consolidati. Ma la zona forse più competitiva è quella intermedia, dove autori riconosciuti ma non necessariamente dati in vantaggio potrebbero imporsi nella corsa alla dozzina: Vanni Santoni con Il detective sonnambulo, Marco Vichi con Occhi di bambino, Christian Raimo con L’invenzione del colore, Laura Pariani con Primamà, Gaja Cenciarelli con La rivoluzionaria e la maestra, Ilaria Bernardini con Amata e Maria Attanasio con La rosa rovescia.

Come spesso accade, il Premio Strega arriva così a disegnare non soltanto una competizione, ma anche una fotografia dello stato della narrativa italiana: delle sue gerarchie, delle sue attese, delle sue persistenze e delle sue aperture. L’ottantesima edizione, anche per il valore simbolico della ricorrenza, sembra destinata a essere letta in questa doppia chiave: celebrazione di una lunga tradizione e verifica, ancora una volta, della sua capacità di raccontare il presente

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