Che un brano fatto con l’IA sia primo su iTunes non significa nulla

Da qualche giorno, in America così come in Italia, si parla molto di un brano primo in classifica su iTunes – un’app di Apple dove è possibile acquistare canzoni digitalmente ed ascoltarle. Il brano in questione si chiama Another Day, l’artista è Eddie Dalton e la maggior parte degli articoli titola più o meno così: “l’artista che non esiste primo in classifica su iTunes”. Il perché è molto semplice: Eddie Dalton non esiste davvero, è un artista fittizio le cui canzoni sono generate con l’intelligenza artificiale, ma il fatto che sia primo in classifica con il brano Antoher Day – ma anche quarto e quinto con altre due canzoni, rispettivamente, Running To You e Cheap Red Wine – è abbastanza per scatenare il panico mediatico. In realtà, per capire cosa rappresenta quel risultato, è necessario distinguere tra i diversi sistemi di misurazione del successo musicale e il loro peso nell’industria attuale.

La classifica iTunes si basa esclusivamente sulle vendite digitali dei singoli brani. Quello della vendita dei brani digitali è stato un modello dominante fino alla prima metà degli anni 2010, ma oggi decisamente marginale rispetto allo streaming, che è il vero indicatore di fama di un brano oggigiorno. Secondo i dati delle associazioni di settore come la Recording Industry Association of America, negli Stati Uniti oltre l’80% dei ricavi della musica registrata proviene dallo streaming, mentre le vendite digitali rappresentano una quota residuale e in costante calo. Aumenta, invece, la vendita del fisico, soprattutto il formato vinile che da qualche anno è ritornato abbastanza centrale nel settore. Questo significa che la posizione in classifica su iTunes riflette il numero di acquisti effettuati in un dato momento, non il consumo complessivo di un brano.

In termini assoluti, per capirci, bastano poche migliaia di download concentrati in un breve arco temporale per raggiungere le prime posizioni della chart iTunes statunitense. Il dato va letto in rapporto alla scala del mercato: negli stessi giorni, le canzoni più ascoltate su Spotify negli Stati Uniti totalizzano milioni di stream quotidiani. Un brano che raggiunge, ad esempio, alcune centinaia di migliaia di ascolti in due settimane – come nel caso di Another Day, uscito il 15 marzo e che ad oggi su Spotify vanta circa 300.000 ascolti totali – si colloca su un livello decisamente più basso, lontano dagli standard delle hit di larga diffusione. Per fare un paragone, I Just Might, il singolo di Bruno Mars rilasciato all’inziio del 2026 per promuovere il nuovo disco The Romantic, ha totalizzato 277 milioni di ascolti su Spotify. Lo stesso è attualmente settimo in classifica su iTunes – dietro i tre brani di Eddie Dalton, ma anche dietro i BTS e Miley Cyrus, altri due pesi massimi della musica internazionale.

Questa differenza deriva anche dalla natura delle vendite digitali, che possono essere influenzate da dinamiche di acquisto coordinate. Fanbase organizzate, campagne promozionali mirate o semplici concentrazioni temporali di acquisti – magari organizzate dalle stesse case discografiche – possono determinare picchi rapidi e temporanei nelle classifiche iTunes, senza che ciò corrisponda a una reale diffusione nel pubblico. Si tratta di un fenomeno noto e già osservato negli anni scorsi anche per artisti indipendenti o per uscite di nicchia.

Il caso di Eddie Dalton diventa ancora più “curioso” e fonte di intrattenimento, più che di informazione, quando arriva sulle pagine dei giornali: la produzione musicale, ed in generale artistica, generata con strumenti di intelligenza artificiale è infatti un argomento molto caldo e dibattuto. Negli ultimi anni piattaforme come Suno AI e Udio hanno reso possibile creare brani completi – voce inclusa – con costi e tempi ridotti. Questo abbassa la soglia d’ingresso e consente anche a soggetti senza una carriera artistica rodata alle spalle di pubblicare musica e testarne la circolazione. Ed è spesso argomento di discussione accesa nei commenti sui social network.

Non è la prima volta che contenuti generati dall’IA raggiungono posizioni rilevanti in classifiche parziali. Il caso più famoso è stato nel 2023 con il brano Heart on My Sleeve, attribuito a delle versioni sintetiche delle voci di Drake e The Weeknd. Heart on My Sleeve aveva accumulato milioni di ascolti su diverse piattaforme prima di essere rimosso per alcune violazioni dei diritti degli artisti ed in quel caso, però, il dato rilevante era il volume di ascolti e la diffusione virale, non una posizione in una classifica basata su vendite limitate.

In Italia, la percezione di queste classifiche, soprattutto sui media generalisti, è spesso ancora legata a un’idea di successo costruita negli anni del download digitale. Tuttavia anche il mercato italiano, monitorato dalla FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), utilizza da tempo metriche che integrano streaming, vendite e airplay per determinare le classifiche ufficiali. Insomma, una posizione su iTunes da sola non è considerata indicativa dell’impatto di un brano.

Il risultato ottenuto da Another Day mostra quindi soprattutto la facilità con cui un contenuto può scalare una classifica specifica in presenza di un numero limitato di vendite concentrate ma non fornisce invece indicazioni sufficienti sulla reale diffusione del brano né sul suo peso culturale o commerciale nel mercato musicale statunitense: al massimo permette di fare qualche click in più a chi ne parla con toni allarmistici.

L’articolo Che un brano fatto con l’IA sia primo su iTunes non significa nulla proviene da IlNewyorkese.

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