Fabrizio Facchini e l’orgoglio del Made in Italy al Fancy Food

Chef e ristoratore marchigiano, da anni negli Stati Uniti, Fabrizio Facchini è una delle figure di riferimento della cucina italiana a New York. Tra i suoi locali, le sue società di catering e il lavoro con le istituzioni italiane, al Summer Fancy Food Show ricopre il ruolo di Culinary Director della parte culinaria della fiera. Lo abbiamo incontrato tra gli stand del Padiglione Italia.

Guardando questa fiera piena di eccellenze italiane, qual è la cosa che ti rende più orgoglioso?

Vedere l’impatto che l’Italia, i produttori italiani e il nostro governo hanno sul mercato estero. Sono fortunatissimo di essere italiano, perché già quando vai all’estero e dici che sei italiano hai fatto una bella parte del lavoro. I nostri sono prodotti di eccellenza, e si vede: la gente si interessa molto ai prodotti italiani, alla nostra cultura, ai nostri paesaggi, all’Italia in generale. Questo ha un impatto enorme. Questa fiera in particolare ha un Padiglione Italia di oltre trecento espositori, e ci sono anche realtà italiane fuori dal padiglione. È questa la grande cosa.

Se dovessi descrivere con una sola frase la missione del tuo lavoro, quale sarebbe?

Lavoro prima di tutto come ambasciatore della cucina italiana all’estero, con diversi ristoranti e società di catering, e collaboro molto con il governo italiano, sia in America che altrove. Mi tiene molto a cuore seguire gli eventi con il ministro Lollobrigida, con la ministra Locatelli, con il Consolato, con Matteo Zoppas e l’Italian Trade Agency di New York, anche grazie alla collaborazione con Universal Marketing. Qui alla fiera sono il Culinary Director della parte culinaria: aiutiamo chi viene dall’Italia con il supporto tecnico e logistico.

Se potessi lasciare un messaggio ai giovani che sognano di portare il Made in Italy nel mondo, quale sarebbe?

Il novanta per cento del lavoro lo fanno già i nostri produttori, e non parlo solo di food: tutti i nostri settori sono eccellenza, dalla moda al design al cibo. Lo devono fare, perché dobbiamo portare in alto la bandiera italiana e far conoscere la nostra eccellenza all’estero. Si devono impegnare e ci devono credere.

Quali difficoltà potrebbero incontrare?

Di difficoltà ce ne sono tante. Anche solo venire in America non è semplice, o investi o fai il visto, devi comunque trovare la via giusta. Però le vie si trovano sempre. Siamo italiani, le vie si trovano sempre.

Qual è la cosa che ti ha colpito di più in questa edizione del Fancy Food?

Vedo un grandissimo impegno da parte delle nostre aziende e dei nostri consorzi. Si è parlato per due o tre anni di dazi, ma l’export tiene e cresce sempre. Più che un’innovazione, credo sia la nostra forza di essere uniti, di avere un governo che supporta molto queste fiere e questi eventi. È qualcosa che fa crescere e consolidare il nostro patrimonio e le nostre vendite.

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