California verso le midterm: le “jungle primary” diventano il laboratorio politico d’America

La California entra nel vivo della campagna elettorale 2026 e quest’anno il voto potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini dello Stato. Il 2 giugno infatti si terranno le cosiddette “jungle primary”, il particolare sistema elettorale californiano che porterà poi alle elezioni generali di novembre, nel pieno delle cruciali mid term americane. In gioco non c’è soltanto il futuro governatore della California, ma anche il controllo del Congresso a Washington, con tutti i seggi della Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato chiamati al voto. Un appuntamento che potrebbe cambiare profondamente gli equilibri politici dell’amministrazione Trump.

La California continua inoltre a rappresentare un vero laboratorio politico nazionale: Stato democratico per eccellenza, ma attraversato da profonde tensioni interne su economia, costo della vita, sicurezza, immigrazione, ambiente e gestione dei senzatetto. Ne abbiamo parlato con il professore Pete Peterson della Pepperdine University. 

Professor Peterson, per il pubblico italiano che segue la politica americana, cosa rende le jungle primary così diverse dalle primarie tradizionali negli altri Stati?

“Il sistema delle jungle primary permette ai candidati di qualsiasi partito politico di competere tutti insieme nello stesso turno elettorale. I due candidati più votati avanzano poi alle elezioni generali, indipendentemente dal partito di appartenenza. Tradizionalmente negli Stati Uniti ogni partito organizza le proprie primarie interne: democratici contro democratici, repubblicani contro repubblicani. In California invece tutto viene mescolato in un’unica elezione.”

Questo significa che potrebbero arrivare alle elezioni generali anche due candidati dello stesso partito?

“Esattamente. In passato abbiamo già visto due democratici arrivare alla fase finale, soprattutto perché la California è uno Stato fortemente democratico. Ma non abbiamo mai avuto due repubblicani nelle elezioni generali a livello statale. Se succedesse sarebbe storico.”

E cosa direbbe della situazione politica della California?

“Vorrebbe dire che una parte significativa dell’elettorato è estremamente insoddisfatta della gestione democratica dello Stato. La California non elegge un repubblicano a livello statale dai tempi di Arnold Schwarzenegger nel 2006. Sono quasi vent’anni.”

Quali sono oggi i temi che pesano di più sugli elettori californiani?

“Il tema dominante è sicuramente il costo della vita. Il prezzo delle case e degli affitti è altissimo. Ma ci sono anche i costi dell’energia, della benzina, dell’acqua, delle assicurazioni auto e casa. In California quasi ogni aspetto della vita quotidiana costa più che nel resto degli Stati Uniti.”

E poi c’è il tema dei senzatetto…

“Sì, assolutamente. È uno dei grandi problemi legati alla qualità della vita. Gavin Newsom aveva fatto della riduzione dei senzatetto una delle priorità della sua amministrazione, ma molti elettori ritengono che non siano arrivati risultati concreti.”

Anche l’istruzione sembra essere diventata centrale nel dibattito.

“Sì, perché la California spende moltissimo per l’educazione pubblica, ma i risultati scolastici non sono considerati soddisfacenti. Negli ultimi mesi ci sono stati molti confronti con Stati come Texas, Florida o Mississippi, che spendono meno per studente ma ottengono risultati migliori.”

Nei recenti dibattiti si sono viste anche divisioni molto forti tra gli stessi Democratici.

“È vero. I dibattiti stanno mostrando una spaccatura interna al Partito Democratico. Figure più moderate come o Matt Mahan sostengono la necessità di controllare la spesa pubblica, costruire più abitazioni e rendere il sistema scolastico più responsabile, anche entrando in conflitto con i sindacati degli insegnanti.”

E invece l’ala più progressista?

“Candidati come , o Tom Steyer hanno una lettura diversa: attribuiscono gran parte dei problemi alla politica nazionale e difendono maggiormente le politiche ambientali e il ruolo dei sindacati pubblici.”

I Repubblicani invece sembrano molto più compatti.

“Sì. I principali candidati repubblicani, come e , sostengono sostanzialmente la stessa idea: la California è in difficoltà perché i Democratici controllano tutto il potere politico dello Stato, dalle città al governo statale.”

Le jungle primary favoriscono davvero i candidati moderati oppure aumentano la polarizzazione?

“La speranza iniziale era quella di favorire i moderati. Ma la realtà è più complicata. Molti elettori indipendenti o ‘no party preference’ non sono affatto centristi: alcuni sono addirittura più radicali dei democratici o dei repubblicani tradizionali. Quindi il centro moderato è probabilmente più piccolo di quanto si pensasse.”

La California appare sempre più divisa tra costa e aree interne.

“Esatto. Molti parlano di divisione tra Nord e Sud della California, ma in realtà la vera frattura è tra costa e entroterra. Le città costiere come Los Angeles, San Francisco o San Diego sono più ricche, più progressiste e molto sensibili ai temi ambientali e sociali. L’entroterra invece è più agricolo, più rurale e più conservatore.”

Quanto pesa il tema energetico in queste aree?

“Moltissimo. La Central Valley è anche una delle principali aree energetiche dello Stato, con una forte presenza dell’industria petrolifera e del gas naturale. Le politiche ambientali democratiche vengono spesso percepite come una minaccia economica diretta da queste comunità.”

Guardando alle midterm nazionali, quanto potrebbe cambiare il quadro politico americano?

“Molto. Storicamente le elezioni di metà mandato sono difficili per il partito del presidente in carica. Oggi Camera e Senato sono estremamente equilibrati e bastano pochi seggi per cambiare il controllo del Congresso.”

Qual è lo scenario più probabile?

“In questo momento molti osservatori ritengono che la Camera dei Rappresentanti possa tornare ai Democratici, mentre il Senato appare leggermente più favorevole ai Repubblicani, anche se resta tutto molto aperto.”

E che impatto avrebbe questo sull’amministrazione Trump?

“Se i Democratici controllassero la Camera diventerebbe molto più difficile per Trump portare avanti la propria agenda politica. Potremmo assistere a una nuova fase di forte scontro istituzionale, con indagini parlamentari e nuovi tentativi di impeachment, come già accaduto durante la sua prima amministrazione.”

In un’America sempre più polarizzata, la California continua dunque a rappresentare uno specchio perfetto delle tensioni politiche, economiche e culturali del Paese. E le jungle primary del 2 giugno potrebbero già offrire un primo segnale sulla direzione che prenderanno gli Stati Uniti nelle decisive elezioni di novembre.

L’articolo California verso le midterm: le “jungle primary” diventano il laboratorio politico d’America proviene da IlNewyorkese.

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