In un contesto internazionale complesso ma ricco di opportunità, gli Stati Uniti continuano a rappresentare un mercato strategico per il Made in Italy. Ne parliamo con Giosafat Riganò, che dall’ufficio ICE di Los Angeles segue da vicino l’evoluzione dei flussi commerciali, i progetti di promozione e il supporto alle imprese italiane tra innovazione, startup e grandi eventi globali.
Partiamo dall’inizio: quali sono le competenze dell’Ufficio ICE di Los Angeles e come operate sul territorio?
L’Ufficio ICE di Los Angeles ha competenza geografica su undici Stati federali, dall’Alaska al Nuovo Messico, fino alle Hawaii, coprendo di fatto tutta la West Coast. A questa si affianca una competenza settoriale estesa all’intero territorio statunitense per ambiti chiave come farmaceutico e medicale, innovazione e startup, industrie creative, due ruote e macchinari per l’enologia.
Si tratta quindi di un portafoglio molto ampio di attività e iniziative. Negli Stati Uniti la rete ICE è composta da cinque uffici, coordinati da New York, con competenze ripartite sia geograficamente sia per settore.
Quali sono i principali progetti per rafforzare la presenza del Made in Italy negli Stati Uniti, in particolare in California?
Le iniziative sono numerose e quest’anno, grazie all’aumento degli stanziamenti promozionali, l’impegno della rete ICE sarà ancora piu’ intenso.
Solo nel mese di gennaio siamo stati presenti al CES di Las Vegas, ad AIMExpo per il settore delle due ruote, all’evento Italy on the Move legato al biotech in occasione della J.P. Morgan Healthcare Conference e allo SPIE Photonics di San Francisco. A Sacramento abbiamo partecipato allo United Wine & Grape Symposium dedicato alle tecnologie per la vinificazione.
Nel corso del primo semestre dell’anno seguiranno attività nei festival italiani in California, eventi su gaming e cybersicurezza, appuntamenti nel mondo della bicicletta, fiere medicali a Miami e iniziative biotech a San Diego.
Che tipo di supporto offrite alle startup italiane che vogliono entrare nel mercato statunitense?
Per noi le startup sono fondamentali. Da anni promuoviamo il Global Startup Program, che accompagna giovani imprese innovative italiane in percorsi di formazione, insediamento e radicamento negli Stati Uniti, con particolare attenzione anche all’imprenditoria femminile.
A questo si aggiunge il lavoro svolto insieme a INNOVIT, il Centro di Innovazione e Cultura Italiano di San Francisco, oggi punto di riferimento per l’ecosistema italiano sulla West Coast.
Quali errori non devono commettere le aziende italiane quando provano a espandersi negli Stati Uniti?
L’errore principale da evitare è l’improvvisazione: affrontare un mercato complesso senza un’adeguata preparazione.
È fondamentale conoscere in anticipo il contesto e non rivolgersi alle istituzioni solo nel momento del bisogno. Proprio per questo, su impulso del Consolato Generale italiano a Los Angeles e d’intesa con quello di San Francisco, abbiamo realizzato la Guida Paese Smart, uno strumento operativo per orientare le aziende negli 11 Stati federali della West Coast e ridurre così il rischio di imprevisti.
In quali settori vede oggi le maggiori opportunità di crescita?
I settori tradizionali restano importanti, ma emergono con forza ambiti come farmaceutico, medicale, biotech, innovazione e aerospazio, che rappresentano aree strategiche per l’export italiano verso gli Stati Uniti.
Quanto conta la collaborazione con istituzioni locali, università e hub di innovazione californiani?
È essenziale: sono loro ad aprire le porte, facilitare il dialogo e creare opportunità di conoscenza e business per le aziende italiane. La collaborazione con questi attori rende possibile trasmettere il valore dell’Italia e favorire nuove relazioni economiche.
Come si inseriscono sostenibilità e transizione digitale nelle strategie di promozione dell’ICE?
Sono temi centrali. Partecipiamo da anni a eventi come il Next Climate Campus di New York e saremo presenti a RE+ di Las Vegas dedicato alle energie rinnovabili.
Guardiamo inoltre con grande attenzione a innovazione, biotech, medicale, farmaceutico e manifattura avanzata, incluse robotica, fotonica e cybersicurezza, ambiti che offrono ampie possibilità di partnership industriali.
Esistono storie di successo di startup italiane supportate a Los Angeles?
Sì, diverse startup innovative hanno trovato spazio di affermazione negli Stati Uniti grazie al Global Startup Program e alle attività di INNOVIT, espandendosi anche su mercati europei ed extraeuropei. Questo dimostra l’efficacia di questi progetti e il valore aggiunto riconosciuto alla tecnologia italiana.
Qual è oggi il valore distintivo del Made in Italy?
Qualità, prezzo, affidabilità e assistenza post-vendita.
Dietro il Made in Italy ci sono lavoro, tecnologia, impegno e sicurezza: elementi che continuano a renderlo molto richiesto e apprezzato anche negli Stati Uniti.
Quali sono le priorità future, anche in vista di grandi eventi come Mondiali e Olimpiadi?
L’ICE continuerà a operare trasversalmente su tutto il territorio statunitense, sfruttando anche grandi eventi internazionali come occasione per promuovere il Made in Italy e coinvolgere interlocutori imprenditoriali come istituzionali.
In un momento segnato da tensioni internazionali e dazi, qual è la sua visione sull’export italiano negli Stati Uniti?
I dati ISTAT restano incoraggianti: nei primi dieci mesi del 2025 l’export italiano verso gli Stati Uniti ha raggiunto **57,4 miliardi di euro**, in crescita del **9%** rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Nonostante le difficoltà, le aziende italiane continuano quindi a operare con risultati positivi in un mercato che rimane strategico e caratterizzato da legami economico-commerciali molto forti e indissolubili con l’Italia.
A livello personale, cosa la motiva nel suo ruolo?
La curiosità, l’attenzione, l’impegno e il desiderio di essere utile alle aziende italiane.
Ricevere il loro “grazie” è la motivazione più forte, la stessa che ha accompagnato il mio lavoro in diversi Paesi del mondo e che continua oggi negli Stati Uniti.
L’articolo Il ruolo dell’ICE di Los Angeles tra export, innovazione e nuove sfide globali proviene da IlNewyorkese.





