Quando Zohran Mamdani ha detto che una delle prime cose che vorrebbe fare a Gracie Mansion è installare dei bidet, la notizia ha fatto il giro dei media più per l’oggetto che per l’intervento in sé. Non tanto perché riguardi la residenza ufficiale del sindaco di New York, costruita nel 1799, ma perché il bidet negli Stati Uniti resta un’eccezione. Mamdani, 34 anni, primo sindaco musulmano e di origine sudasiatica della città, lo ha definito un «obiettivo aspirazionale», lasciando intendere che non sarà semplice adattare un edificio storico a un impianto poco diffuso in America.
Il sindaco Zohran Mamdani e la moglie Rama Duwaji sulla soglia di Gracie Mansion, prima di entrare per la prima volta nella nuova residenza | via Amny
Il tema, comunque, va oltre l’aneddoto. Negli Stati Uniti la norma resta la carta igienica, mentre l’uso dell’acqua per l’igiene dopo essere stati in bagno è percepito come qualcosa di estraneo, quando non superfluo. Chi ha viaggiato in Europa meridionale o in molti paesi asiatici conosce invece il bidet o le doccette igieniche come parte integrante del bagno. In molte famiglie sudasiatiche e musulmane, come ricordato più volte anche nella cultura pop – dal comico Mo Amer a discussioni ricorrenti sui social – l’acqua è considerata il metodo standard di pulizia.
Why are bidets not the norm?♬ original sound – Mo Amer
Il bidet nasce in Europa tra XVII e XVIII secolo, probabilmente in Francia, dove inizialmente era un arredo separato destinato all’igiene personale. Nel tempo si è diffuso soprattutto nell’Europa mediterranea. In Italia, ad esempio, la sua presenza è obbligatoria per legge in almeno un bagno delle abitazioni dal 1975, secondo un decreto del ministero della Salute. È molto comune anche in Portogallo e in parte della Spagna, mentre è meno frequente in Francia e Germania. Nei paesi del Nord Europa e nel Regno Unito è raro, in parte per le dimensioni ridotte dei bagni, che rendono difficile aggiungere un sanitario dedicato.
“La Toilette intime” di Louis-Léopold Boilly (1761–1845)
Negli Stati Uniti l’assenza del bidet è legata soprattutto a fattori culturali. Una spiegazione spesso citata risale alla Seconda guerra mondiale, quando alcuni soldati americani incontrarono i bidet nei bordelli francesi, associandoli quindi a un uso “scandaloso”. Questa ricostruzione è discussa dagli storici e non è unanimemente accettata, ma resta un riferimento ricorrente. Più solido è il ruolo del puritanesimo e dell’etica vittoriana, che hanno promosso per decenni una distanza simbolica dal corpo e in particolare dalle parti intime, rendendo meno accettabile l’idea di usare acqua e mani per l’igiene personale.
Negli anni Sessanta alcuni produttori tentarono di introdurre il bidet nel mercato statunitense, ma senza successo. La pubblicità di un oggetto così legato alla sfera privata era considerata problematica, sia in televisione sia sulla stampa. La scarsa informazione portò anche a fraintendimenti: per molti americani il bidet era visto come un lavabo per i piedi o un accessorio per lavare indumenti delicati, percepito quindi come inutile in case già dotate di vasca e doccia.
Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Durante la pandemia da COVID-19, la carenza di carta igienica ha spinto molti americani a cercare alternative. Secondo diverse analisi riprese dai media statunitensi, è aumentata la vendita di bidet da applicare direttamente al WC, come quelli prodotti da marchi come Tushy o Brondell, che non richiedono ristrutturazioni invasive. È anche questo il motivo per cui, nel caso di Gracie Mansion, l’ipotesi più realistica non sarebbe un bidet tradizionale, ma un accessorio installabile su impianti esistenti.
Un carrello della spesa pieno di carta igienica durante le primissime fasi della pandemia da Covid 19 | via Shutterstock
Intanto, il Department of Environmental Protection di New York ha accolto con favore l’annuncio di Mamdani, sottolineando che «più bidet significano meno salviettine umidificate». Le salviettine, anche quando dichiarate “flushable”, quindi facilmente scaricabili nel WC, causano gravi problemi alle fognature. L’ente sostiene di spendere ogni anno milioni di dollari per rimuovere materiali che intasano le reti e gli impianti di trattamento delle acque reflue nelle 14 strutture attive in città.
Secondo il Natural Resources Defense Council (NRDC), che riprende dati diffusi dai produttori di sanitari, l’uso del bidet può ridurre il consumo di carta igienica fino al 75 per cento. Le stime vanno prese con cautela, ma si parla comunque di un risparmio di decine di rotoli l’anno per una singola famiglia. La produzione di carta igienica in cellulosa vergine richiede grandi quantità di acqua e legno, mentre l’acqua usata per il bidet è generalmente inferiore a un litro per utilizzo, contro le decine di litri necessari per produrre un singolo rotolo.
Un’altra possibile spinta al cambiamento arriva dal Giappone, dove i WC tecnologici con funzioni integrate di lavaggio sono da tempo lo standard. Uno dei marchi più noti, Toto, ha esportato questi modelli anche in Nord America, soprattutto in contesti di fascia medio-alta. Si tratta di soluzioni che evitano il contatto diretto e rispondono a una parte delle resistenze culturali che hanno frenato l’adozione del bidet tradizionale.
Dettaglio di un WC giapponese: nella tazza si può intravedere il canale d’uscito del doccino integrato, mentre al lato vi è la console dei comandi | via Shutterstock
Certo, la frase di Mamdani a proposito dei bidet a Gracie Mansion resta una nota marginale rispetto alle sue priorità politiche, legate più al costo della vita e ai servizi pubblici. Ma il fatto che la questione abbia attirato attenzione dice qualcosa sulle abitudini americane e su come stanno lentamente cambiando. Anche quando il punto di partenza è il bagno del sindaco di New York.
L’articolo Se anche il sindaco di New York sogna un bidet proviene da IlNewyorkese.





