Campus Salute New York, Annamaria Colao e le regole della prevenzione

“Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”: con questa citazione dell’illuminista Antonio Genovesi la professoressa Annamaria Colao ha aperto l’evento del Campus Salute New York, svoltosi venerdì 9 ottobre presso la Scuola d’Italia Guglielmo Marconi. Una giornata interamente dedicata alla prevenzione e alla tutela del benessere che ha coinvolto prima i ragazzi e poi i genitori, proponendo una riflessione sui quattro pilastri dello stile di vita – alimentazione, movimento, sonno e difesa dalle abitudini nocive – per ricordare che la salute, ha spiegato, è come una foresta: “cresce in silenzio, tendiamo a darla per scontata e ce ne accorgiamo solo quando qualcosa si spezza”.

La giornata è cominciata con l’incontro con i ragazzi dai 12 ai 16 anni ed è proseguita con il talk pubblico “Health is a Family Affair”, moderato da Davide Ippolito, editore e produttore de Il Newyorkese. Annamaria Colao è professoressa ordinaria di Endocrinologia all’Università di Napoli Federico II, titolare della Cattedra UNESCO in Educazione alla salute e allo sviluppo sostenibile, vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità e prima donna a presiedere la Società Italiana di Endocrinologia. Con lei sul palco, tra gli altri, il Dott. Pasquale Mugione, medico chirurgo dell’ospedale Monaldi di Napoli; Pasquale Antonio Riccio, Presidente Campus Salute; Valter Quercioli, Presidente Federmanager e Domenico Veneziano, urologo e chirurgo BronxCare.

L’incontro del mattino ha avuto il taglio di un dialogo più che di una lezione. Colao ha coinvolto i ragazzi con domande e ha preso le mosse dal significato delle parole: “dieta” deriva dal greco díaita e indica non soltanto ciò che si mangia, ma l’intero modo di vivere. Da qui i quattro pilastri di uno stile di vita sano: alimentazione, esercizio fisico, rispetto dei bioritmi ed esclusione delle sostanze e delle abitudini nocive.

Per spiegare l’importanza dell’alimentazione la professoressa ha ricorso a un’immagine efficace: alla nascita ciascuno riceve in dote una 500 o una Ferrari, e ciò che conta è conoscere la propria macchina e prendersene cura. Quanto al movimento, ha raccomandato almeno tre ore e mezza di attività a settimana, associando agli sport di squadra un po’ di esercizio di forza: le ossa continuano infatti a formarsi fino a circa trent’anni, e quelle costruite oggi saranno le stesse su cui si camminerà da anziani.

Ampio spazio è stato dedicato al sonno. È durante la notte, ha ricordato Colao, che l’organismo si rigenera e il sistema immunitario svolge il suo lavoro; per questo ha consigliato di cenare in modo leggero, di andare a letto presto e di tenere il telefono lontano dal cuscino. Alla domanda su chi dorma con il cellulare a portata di mano, quasi tutta la sala ha alzato la mano.

Il quarto pilastro riguarda ciò che nuoce alla salute. Colao ha citato il fumo e l’alcol, che alla loro età, ha precisato, andrebbe evitato del tutto perché il fegato è ancora in formazione; i farmaci assunti senza reale necessità; l’uso eccessivo di smartphone e videogiochi, che sottrae tempo alla riflessione su di sé; e infine le relazioni dannose, dalle quali ha invitato i ragazzi a imparare a tutelarsi.

Nel pomeriggio il pubblico è cambiato, composto in prevalenza da genitori, e con esso il registro. Pasquale Mugione ha affrontato il tema dell’obesità e della chirurgia bariatrica a partire dal linguaggio da usare in famiglia: parlare di salute e di energia, mai di peso e di aspetto. Il peso, ha detto, è una spia sul cruscotto, non un dramma. L’obesità è una malattia con cause ormonali, genetiche e ambientali, legate anche a sonno e stress, e non una colpa individuale. Mugione ha poi richiamato l’attenzione sullo stigma che nelle scuole isola sempre più spesso i ragazzi con obesità.

Sul fronte delle cure ha adottato un tono improntato alla franchezza. Farmaci e chirurgia, ha spiegato, non sono alternative ma strumenti complementari, e nessuno dei due garantisce una vittoria definitiva: a dieci anni da un intervento bariatrico, in circa la metà dei casi il peso torna a salire. “L’obesità è una malattia cronica recidivante”, ha osservato, e l’obiettivo realistico è prolungare il più possibile gli anni senza farmaci. Ai genitori ha lasciato indicazioni semplici: cambiare le abitudini di tutta la famiglia, tenere telefoni e televisione lontani dalla tavola e rivolgersi per tempo a un centro specialistico.

Colao ha poi risposto alle domande del pubblico, partendo da una precisazione: la dieta mediterranea non è una lista della spesa, ma un fatto di socialità. “Anche dividere una ciotola di riso è dieta mediterranea”, ha detto. Finché le famiglie italiane di New York continueranno a cucinare in casa e a sedersi a tavola con i figli, ne praticheranno lo spirito anche senza ingredienti italiani. È l’idea alla base di Planeterranea, il progetto con cui la professoressa intende estendere il modello oltre il bacino del Mediterraneo. A New York, ha aggiunto, c’è un vantaggio concreto: qui si cammina molto più che in Italia.

Colao è tornata anche sul sonno, che considera importante almeno quanto alimentazione e movimento, rispondendo alle donne in sala che dopo la menopausa si svegliano nel cuore della notte. La menopausa, ha spiegato, incide sull’organismo quanto la pubertà, perché gli ormoni agiscono direttamente sul cervello. Dormire male non va quindi accettato come una fatalità, ma discusso con il proprio medico, caso per caso, anche valutando la terapia ormonale.

L’alimentazione è un pilastro importante, ma non l’unico, ha avvertito Colao: “se andate a dormire ogni notte alle 3 e poi mangiate verdura con l’olio e un po’ di pane, non siete affatto a posto. Se mangiate bene ma non fate esercizio e non rispettate il bioritmo, non potete stare bene”.  Ai genitori poi ha consegnato una frase che suona come una sfida: “Se imparassimo a dormire, una gran parte dei problemi l’avremmo già risolta.”

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